I motivi per cui si rimuove un impianto dentale si riferiscono all’instabilità dello stesso, provocata da un’infezione, dal posizionamento errato da parte del dentista o, al limite, dal rifiuto psicologico del paziente che si sente a disagio (condizione molto rara).

In tutti i casi prima di rimuovere un impianto devono essere eseguiti esami approfonditi di diagnostica per immagini come la TAC, che è fondamentale per avere chiaro il quadro clinico del paziente e anche per verificare la presenza di infezioni e la loro estensione.

La perimplantite

La perimplantite è un’infezione che si manifesta con gli stessi sintomi della parodontite, cioè dolore e regressione prima del tessuto gengivale e poi dell’osso. Il risultato è simile perché si giunge comunque alla perdita dell’impianto dentale o dei denti naturali.

La perimplantite avanza attraverso la colonizzazione dei batteri, che prima invadono i tessuti molli per raggiungere l’osso che ritraendosi non può più garantire il sostegno dei perni.

Le cause per cui si sviluppa sono il mancato rispetto delle regole igienico-sanitarie in fase di inserimento degli impianti da parte del dentista, oppure l’aver trascurato l’igiene orale da parte del paziente anche in riferimento alle mancate regolari sedute per quella professionale presso il proprio dentista.

Nel primo caso l’infezione si instaura prima che si sia completata l’osteointegrazione, mentre nel secondo caso può presentarsi anche dopo molti anni dal posizionamento degli stessi impianti.

Come avviene la rimozione dell’impianto

La rimozione dell’impianto comporta un intervento invasivo perché bisogna penetrare nell’osso dove sono stati inseriti i perni. La procedura è ancora più delicata se si tratta di impianti già osteointegrati.

L’intervento, che si svolge in anestesia locale, non è per nulla paragonabile a quello di un dente “incluso” in quanto, nel caso specifico, questo non è ancorato direttamente all’osso ma solo al tessuto connettivo.

Il dentista dunque non può evitare di asportare anche parte dell’osso dove erano stati inseriti gli impianti che dovevano essere “fissi” e durare per molto tempo.

Il problema che si può presentare per il paziente e anche per il dentista è la quantità di osso rimanente in vista di un nuovo impianto dentale.

La soluzione più efficace è sempre quella di procedere con un innesto di osso o il trapianto attraverso materiale biocompatibile ricreato in laboratorio e con l’uso di una guaina o membrana, che protegga la nuova parte di osso. Tale operazione sarà anche volta a rimpiazzare la parte di osso persa con la stessa perimplantite.

Sia il tessuto di laboratorio che la membrana sono utili ad accelerare la formazione del nuovo tessuto e la guarigione.
Entro qualche mese il tessuto avrà la possibilità di riformarsi e ricreare quella porzione sufficiente per poter inserire nuovamente gli impianti e garantire la stabilità.

Il dentista che eseguirà la rimozione dell’impianto dentale deve essere particolarmente esperto e ha tutto l’interesse di rendere l’operazione il meno invasiva possibile e di limitare i disagi post-operatori al paziente.